Innovazioni nella coltivazione: la nuova frontiera dei fertilizzanti naturali
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Il Sole 24 Ore
Image: Il Sole 24 Ore
L'uso di fertilizzanti sintetici ha reso l'agricoltura più produttiva, ma ha anche contribuito al 2,5% delle emissioni globali di gas serra. Nuove tecniche genomiche, come il metodo Crispr, stanno emergendo per sviluppare piante in grado di fissare autonomamente l'azoto, riducendo la dipendenza dai fertilizzanti chimici.
- 01I fertilizzanti sintetici sono responsabili del 2,5% delle emissioni globali di gas serra.
- 02Le nuove tecniche genomiche, come Crispr, permettono di sviluppare piante autofertilizzanti.
- 03La ricerca sulle tecniche di evoluzione assistita (Tea) è già attiva in Italia con investimenti significativi.
- 04Le colture Tea potrebbero contribuire all'adattamento al cambiamento climatico.
- 05Le aziende biotecnologiche stanno sviluppando varietà di piante alimentari che richiedono meno risorse.
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Negli ultimi cento anni, l'agricoltura ha beneficiato enormemente dai fertilizzanti sintetici, ma ora si trova di fronte a sfide ambientali significative, tra cui il contributo del 2,5% alle emissioni globali di gas serra. Per affrontare queste problematiche, scienziati di tutto il mondo stanno sviluppando nuove tecniche genomiche, note come tecniche di evoluzione assistita (Tea), che mirano a rendere le principali colture alimentari in grado di fissare autonomamente l'azoto atmosferico, riducendo così la necessità di fertilizzanti chimici. In particolare, la tecnica Crispr è stata utilizzata per modificare varietà di grano e orzo affinché possano attivare microrganismi nel suolo per produrre ammoniaca, soddisfacendo il fabbisogno nutrizionale delle piante. In Italia, il programma Tea4It ha già avviato sei sperimentazioni in campo, con un investimento di 9 milioni di euro. Le colture Tea non solo potrebbero migliorare la sostenibilità agricola, ma anche contribuire all'adattamento ai cambiamenti climatici, come dimostrato dai progetti in corso per rendere il riso più resistente alla siccità.
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Le nuove tecniche di coltivazione potrebbero ridurre la dipendenza dai fertilizzanti chimici, migliorando la sostenibilità agricola e contribuendo a un ambiente più sano.
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