Identificati otto marcatori per prevedere il rischio di Alzheimer
Alzheimer, gli otto marcatori che predicono la malattia (in tre anni)
La Repubblica
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Uno studio condotto dal professor Paolo Maria Rossini dell'Irccs San Raffaele di Roma ha identificato otto marcatori in grado di prevedere il rischio di sviluppare l'Alzheimer entro tre anni. Questo progetto, noto come Interceptor, mira a migliorare la diagnosi e la gestione della malattia, coinvolgendo oltre 350 pazienti in Italia.
- 01Otto marcatori identificati per prevedere il rischio di Alzheimer.
- 02Studio Interceptor ha coinvolto oltre 350 pazienti in 19 centri in Italia.
- 03Il 29,6% dei partecipanti ha sviluppato una forma di demenza durante il follow-up.
- 04Il modello predittivo ha raggiunto un'accuratezza dell'82%.
- 05L'obiettivo è migliorare la gestione delle malattie neurodegenerative nel Servizio sanitario.
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Uno studio innovativo, coordinato dal professor Paolo Maria Rossini dell'Irccs San Raffaele di Roma, ha identificato otto marcatori che possono prevedere il rischio di sviluppare l'Alzheimer in pazienti con decadimento cognitivo lieve (Mci). Lo studio, denominato Interceptor, ha coinvolto oltre 350 pazienti in 19 centri in tutta Italia e ha rivelato che durante il follow-up di 36 mesi, il 29,6% dei partecipanti ha sviluppato una forma di demenza, con il 22,4% che ha soddisfatto i criteri per la diagnosi di Alzheimer. Grazie a un modello predittivo, i ricercatori sono riusciti a raggiungere un'accuratezza del 82% nella previsione del rischio di progressione a demenza. Questo approccio integra vari biomarcatori e informazioni cliniche, migliorando significativamente la stima del rischio individuale. Rossini ha sottolineato l'importanza di questo strumento per la pratica clinica e la sanità pubblica, evidenziando come possa contribuire a una gestione più mirata delle malattie neurodegenerative e a evitare disparità nell'accesso ai trattamenti.
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Questo studio potrebbe migliorare la diagnosi precoce dell'Alzheimer, consentendo interventi tempestivi per i pazienti a rischio, e contribuire a una gestione più equa delle malattie neurodegenerative nel sistema sanitario.
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