Del Piero: "Che volata per la Champions! Juve e Roma hanno più brio"
Gazzetta
Image: Gazzetta
Alessandro Del Piero ha perso e vinto Mondiali da protagonista. Comparsa, mai. Nel 1998, attesissimo e limitato da un infortunio, deluse tutta l’Italia. Nel 2006, isolato come Achille, fu decisivo quando contava, in semifinale e in finale. Vent’anni dopo, la Coppa si trasferisce negli Stati Uniti, la sua seconda casa, e Del Piero guarderà tutto da opinionista, la seconda vita che si è scelto o che il destino ha scelto per lui. Ieri ha sollevato una coppa di mattoncini a un evento Lego, presto vedrà altri campioni giocare per quella vera con la solita tristezza nel cuore di noi italiani, che hanno sbagliato indirizzo per la terza volta di fila e si sono persi un’altra festa. New York e Los Angeles però per ora sono ancora lontane. Qui c’è un campionato da finire con 180 minuti diventati improvvisamente interessanti: l’Inter già festeggia ma nel resto d’Italia c’è una volata Champions da seguire. Il weekend sarà stranissimo, domani ci saranno cinque partite alle 12. Chi sono le favorite in questa corsa all’Europa? "Non ne ho la più pallida idea, è un discorso troppo complicato. Bisognerebbe essere dentro ogni squadra per capire il termometro reale di tutte". Quali saranno i momenti decisivi? "Tutti, ormai mancano due partite e si possono perdere punti contro squadre che non hanno nulla da chiedere. Guardate la Juventus con il Verona... Nel calcio non c’è nulla di scontato". Juve e Roma hanno qualche chance in più per il loro momento di forma? "Se dobbiamo fotografare il momento, sì, Juve e Roma arrivano con più brio rispetto alle avversarie che hanno rallentato. Questo ha creato un intasamento in classifica che rende tutto più eccitante". Il nostro calcio non sa più che cosa sia un numero 10. La fantasia in Italia è morta? "La fantasia non è morta, è sempre presente anche qui, magari in altri sport più che nel calcio. La si riscoprirà anche sui nostri campi, lavorando nel modo più opportuno. Il calcio giovanile ha bisogno di altre priorità, perché un tempo ci si divertiva di più. La sconfitta insegna più della vittoria, se dentro di te la vivi senza vergognarti. Molti ragazzini invece ora, davanti alla sconfitta, fanno un passo indietro. Chi riuscirà a farli divertire riscoprirà il talento". Come si rivelò il talento del Del Piero bambino? "Da piccolo giocavo sempre a pallone, anche in casa, il divano era la barriera per le punizioni e una sedia la porta. Era un divertimento. Il calcio in fondo è credere in sé stessi e una serie di cose che esulano dalla squadra in cui giochi, che sia la Juventus o il San Vendemiano. Oggi invece le priorità sono la performance e il risultato, non solo nei ragazzi ma anche in allenatori, dirigenti, presidenti". Una volta sognava... "Sì, quando cominci a giocare a calcio sogni di giocare il Mondiale, ancora più che di vincerlo. Io non ho mai espresso quei sogni ad alta voce perché i sogni non si dicono, si tengono dentro e si fa in modo che crescano. Devono essere una forza motrice che ti spinge da dentro. Ho vissuto la prima Coppa del Mondo nel 1982 e conoscere la bellezza della vittoria mi ha dato energia. Quei ragazzi mi hanno messo un po’ di pressione...". Qual è stato il sentimento al momento di sollevare la Coppa del Mondo 2006? "Non ero incredulo ma avevo tanto orgoglio, tanta soddisfazione personale e di squadra. In quella situazione ti passano in testa i momenti della tua vita. Negli anni precedenti eravamo andati relativamente vicino a vincere, avevamo tutte le caratteristiche per arrivare in fondo ma il Mondiale è davvero un torneo complicatissimo". E questa Coppa, come sarà? "La Fifa si è spinta molto per far partecipare più squadre possibili al Mondiale e portare il calcio in molte più nazioni. Sarà questo il leitmotiv. I tre paesi ospitanti, vicini di casa, hanno uno storico calcistico molto diverso ma sono appassionati e strutturati. Sarà un Mondiale bello, come tutti i Mondiali, un evento spettacolare soprattutto nella fase a gruppi, con tanto calcio in tv". Il Mondiale offre fantasia giovane: Cherki, Nico Paz, Arda Guler. Che giocatori la emozionano? "Quei tre di sicuro. Poi Yildiz nella Turchia. Ogni nazionale ha giocatori di grande creatività e fantasia, si tratta di scoprirli e guardarli con attenzione". Yildiz mi emoziona Qualche nome di nicchia da consigliare? "I nomi sono sempre gli stessi. La bellezza del Mondiale è vedere come performeranno questi fantastici talenti. Poi siamo in un contesto in cui si gioca di squadra. Il talento non si esprime solo con il dribbling e il gol spettacolare, ma anche con la capacità di portare la propria squadra a vincere". Chiudendo gli occhi, che finale appare per il 19 luglio? "Penso ci siano 6-7 squadre pretendenti al titolo, alcune arrivano in sordina come Portogallo e Inghilterra. Ci sono Spagna, Francia, Germania, ovviamente Argentina e Brasile, sono tutte strutturate per vincere. Improbabile sapere oggi chi vincerà".
Leggi l'articolo originale
Visita la fonte per l'articolo completo.




