Nuove norme sulla trasparenza salariale: impatti e sfide per le donne in Italia
Parità salariale, le donne prendono il 25% in meno degli uomini (e non chiedono aumenti): cosa cambia dal 7 giugno
Image: Corriere
Dal 7 giugno 2023, entra in vigore in Italia un decreto sulla trasparenza salariale, attuando la direttiva UE 2023/970 per ridurre il divario retributivo di genere. Le donne guadagnano in media il 25% in meno degli uomini, e il decreto mira a migliorare la trasparenza e la giustizia salariale, sebbene le misure siano state depotenziate rispetto alle aspettative europee.
- 01Le donne in Italia guadagnano mediamente il 25% in meno degli uomini per lo stesso lavoro.
- 02Dal 7 giugno, gli annunci di lavoro devono includere la fascia retributiva prevista per la posizione.
- 03Il decreto non prevede sanzioni severe per le aziende che non rispettano la parità salariale, limitando l'efficacia delle misure.
- 04Solo il 22% delle donne ha mai contrattato un aumento di stipendio, rispetto al 30% degli uomini.
- 05Le donne tendono ad associare la contrattazione salariale a emozioni negative, mentre gli uomini la vedono come un'opportunità.
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Il 7 giugno 2023 segna l'entrata in vigore del decreto italiano sulla trasparenza salariale, che attua la direttiva UE 2023/970 per combattere il divario di genere nei salari. Attualmente, le donne in Italia guadagnano il 25% in meno rispetto agli uomini per lavori equivalenti, un dato che si riflette anche nelle pensioni. Il decreto impone che gli annunci di lavoro includano la fascia retributiva, ma non prevede sanzioni severe per le aziende inadempienti, riducendo l'impatto atteso. Inoltre, le donne sono meno propense a negoziare aumenti salariali, con solo il 22% che ha mai contrattato un aumento, rispetto al 30% degli uomini. Le emozioni negative associate alla contrattazione salariale, come ansia e stress, sono più comuni tra le donne, mentre gli uomini tendono a percepirla come un'opportunità. La disparità salariale è aggravata dalla maggiore incidenza di contratti part-time e precari tra le donne, rendendo difficile per loro chiedere aumenti.
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Il decreto sulla trasparenza salariale potrebbe migliorare la situazione retributiva delle donne, ma la mancanza di sanzioni severe limita l'efficacia delle misure.
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