Crisi occupazionale nel Meridione: 6.091 addetti a rischio, ma segnali di speranza emergono
Lavoro, nel Meridione attivi sedici tavoli di crisi: in bilico 6000 addetti. Ma in passato andava peggio
Image: Corriere
Attualmente, nel Meridione d'Italia sono attivi sedici tavoli di crisi che coinvolgono 6.091 lavoratori, mentre altri dodici tavoli monitorano situazioni precedenti. Nonostante le difficoltà, ci sono segnali positivi di espansione in alcune aziende e opportunità di riconversione produttiva.
- 01Sedici tavoli di crisi attivi nel Meridione coinvolgono 6.091 dipendenti, con altri 12 tavoli di monitoraggio per 6.415 addetti.
- 02Le aziende più colpite includono Natuzzi, Original Marines e Beko, con migliaia di dipendenti in bilico.
- 03Il ministro delle Imprese Adolfo Urso sottolinea l'importanza della partecipazione di Confindustria nei tavoli di crisi.
- 04Negli ultimi due anni, l'industria europea ha perso 250.000 posti di lavoro nella manifattura, aggravando la crisi.
- 05Segnali di speranza emergono da aziende nel Sud che cercano di espandersi e riconvertire aree dismesse.
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Nel Meridione d'Italia, attualmente sono attivi sedici tavoli di crisi che coinvolgono 6.091 lavoratori, con ulteriori 12 tavoli di monitoraggio per 6.415 dipendenti. Tra le aziende più significative in crisi si evidenziano Natuzzi, con 1.751 addetti, e Original Marines, che conta 1.693 lavoratori. Il ministero delle Imprese, guidato da Adolfo Urso, sta monitorando la situazione e promuovendo la partecipazione di Confindustria per trovare soluzioni. Nonostante le sfide, ci sono segnali positivi di crescita in alcune aziende del Sud, come nel settore automotive, dove si stanno esplorando opportunità di riconversione produttiva. Tuttavia, il numero di tavoli di crisi attivi è diminuito rispetto al passato, suggerendo che alcune vertenze sono state risolte. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha avvertito che l'Europa ha perso un milione di posti di lavoro nell'indotto a causa della mancanza di politiche industriali efficaci, spingendo le aziende a delocalizzare. È cruciale affrontare le problematiche delle filiere produttive per evitare ulteriori crisi e concorrenza sleale.
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La crisi occupazionale nel Meridione colpisce migliaia di lavoratori, con potenziali ripercussioni sull'economia locale.
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