Niccolò: 'Non dovete essere Zanardi per avere una vita meravigliosa'
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Alla fine dei funerali c'è un fuori programma. Niccolò Zanardi, 28 anni, figlio di Alex, prende la parola davanti alla bara del padre. Prima di lui don Marco Pozza, la cognata Barbara e gli atleti del Progetto3 hanno raccontato l'atleta, il lottatore e la fonte di ispirazione. E però Alex Zanardi non era solo questo. Era anche un uomo "che il sabato sera impasta la pizza, che entra in casa con due occhiali da vista che a momenti sembra un telescopio della Nasa, telefono ad almeno 5 metri dal viso e che ti guarda e dice 'ascolta, leggimi un attimo questo foglio dello Spid che non ci capisco niente'". Quel padre "quando si faceva il caffè e impastava la pizza, lo faceva sempre col sorriso. E allora lì ho capito una cosa che lui ha sempre detto, però quando la vedi con i tuoi occhi la capisci meglio: non è necessario pensare alle grandi sfide, alle grandi imprese per trovare il sorriso, la gioia e la gratificazione". La gioia parte dalle piccole cose e, ammonisce Niccolò, "non serve essere Alex Zanardi per avere una vita meravigliosa, chiunque può avere una vita meravigliosa e gratificante. Io non posso fare altro che augurare a tutti, anche a me stesso, di riuscire ogni giorno a trovare un sorriso nelle piccole cose, perché da lì si costruiscono quelle grandi". Prima di lui, a nome della famiglia, aveva parlato la cognata Barbara: "Guarda cosa hai fatto, quanto è grande il mondo che ti si stringe intorno", l'esortazione. "'Combattente', credo che questa parola raggiunga la tua essenza", lo omaggia, lasciando spazio alla canzone di Fiorella Mannoia. Una qualità ereditata da chi lo ha amato, sottolinea Barbara: il padre Dino, la madre Anna presente in chiesa che già dovette piangere la morte di una figlia sedicenne e di un marito 54enne, la moglie Daniela che gli è stata a fianco nei tornanti più duri. È proprio la compagna di sempre a salutare, all'uscita del funerale, prima di entrare in auto: "Grazie, vi amo tutti, siete immensi". C'è anche un'altra famiglia, quella degli atleti di Progetto3, che quasi circondano la bara per tutta la funzione. "Hai aperto finestre in vite chiuse, da paure e insicurezze o bloccate dal dolore - lo salutano Flavio Gaudiello, Annalisa Baraldo e Mauro Preziosa -. Tu per certe strade c'eri già passato, eccome se c'eri passato, e potendo cercavi di farci schivare qualche buca". E per questo "per noi atleti di Obiettivo 3 sei stato un mentore, un amico, a volte anche un papà, con umiltà, cura e delicatezza ci hai aiutati a riscoprire la nostra forza interiore, dopo un incidente, una malattia, una notizia difficile da accettare. Ci hai insegnato a ripartire da quello che era rimasto e a non pensare a quello che avevamo perso". Riproduzione riservata © Copyright ANSA
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