Da Claudio Sala a Pulici e Zaccarelli: il Toro festeggia i 50 anni dallo scudetto del '76
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Un pomeriggio per ritrovarsi o magari per conoscersi, per darsi del "noi". Così dice chi ha giocato in granata, "noi del Toro". Sono passati cinquant’anni esatti dal 16 maggio 1976, il giorno in cui il Torino ha conquistato il primo scudetto dopo la tragedia di Superga, e i campioni di allora, da Claudio Sala e Luciano Castellini, da Renato Zaccarelli a Paolo Pulici, sono stati accolti e celebrati con un affetto enorme. Il lungo pomeriggio all’Olimpico Grande Torino, però, si è risolto in un abbraccio collettivo a tutti i protagonisti della storia granata, a chi ha giocato sessant’anni fa ai calciatori degli anni Duemila. La festa inizia alle 14 con un momento significativo, la partita tra i ragazzi della squadra "100% Ugi Torino", composta da pazienti oncologici dell’Ospedale infantile Regina Margherita. Claudio Sala, il poeta, capitano e anima dell’evento di ieri come lo era in campo cinquant’anni fa, ringrazia: "Abbiamo voluto celebrare lo scudetto con un evento che guarda ai bambini e ai loro genitori. Tutto il ricavato è per Casa Ugi. Abbiamo raccolto 40.000 euro, grazie a voi tifosi che avete scelto di stare con noi. Abbiamo dimostrato ancora una volta la particolare sensibilità di chi ama la maglia granata". Sala legge parole che ha scritto di notte, "perché in questi giorni è stata dura dormire": "Se avessi giocato in un’altra squadra avrei potuto vincere di più - confida -, ma essere stato il capitano del Torino del primo scudetto dopo Superga non può avere eguali". Boato. Lo stesso che accompagna Paolo Pulici a ogni suo movimento. Quando viene presentato saluta i tifosi con il gesto che accompagnava i suoi gol, i due pugni al cielo: "Me lo chiesero gli ultras, lo feci la prima volta davanti a 70.000 persone e non ho più smesso". A pochi passi si mescolano granata di tutte le età. C’è Angelo Cereser, 82 anni, simbolo del Tremendismo degli anni Sessanta. Vengono premiati Beppe Dossena, Alessandro Bonesso e Fortunato Torrisi, gli autori dei tre gol in quattro minuti per la rimonta del derby vinto 3-2 il 27 marzo 1983. "Ai nostri tempi c’era uno slogan di sei semplici parole, non so se vada ancora - urla Bonesso -. 'Torino è stata e resterà granata'". Lo stadio risponde, il derby è vicino. Roberto Policano ricorda la finale di Coppa Uefa persa nel 1992, come per scusarsi: "Ce l’abbiamo messa tutta". Antonio Comi chiede di essere tutti uniti "società, squadra, tifosi. Così tutto diventa più facile. Il mio augurio è questo". In campo si gioca, granata contro bianchi con i vari Fuser, Ferrante, Rosina, Gomis, Asta: "Noi però siamo solo comprimari" dice il centrocampista, indicando gli eroi dello scudetto. C’è però un brivido che unisce tutti. Si vive all’intervallo, quando i Senso Unico intonano “Quel giorno di pioggia” e scorrono le immagini degli Immortali e di Superga. Tutto si lega, nella lunga storia granata.
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