Nagatomo, quinto mondiale, lacrime e mille storie
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E ora per la felicità farà indigestione di prugne secche. In giapponese dette “Umeboshi”, sono marinate in salamoia e ricche di acido nitrico, aiutano a smaltire la stanchezza. Insieme al bagno caldo serale, abitudine a cui non rinuncia mai. Titolo: Yuto Nagatomo va ai Mondiali. Che potrebbe essere benissimo una puntata di Holly e Benji, il titolo italiano di “Capitan Tsubasa”, romanzo di formazione di un’intera generazione di ragazzi cresciuta negli anni 80, una sorta di versione al testosterone di “Candy Candy”, solo più sudaticcia e meno lacrimevole. A proposito: Nagatomo, in versione manga, qualche anno fa ha partecipato ad una storica puntata della serie, interpretando sé stesso, doppiandosi, incontrando la bella banda e indossando la maglia numero 5, che in Giappone è sua e solo sua (all’Inter la 5 era di Stankovic, così prese il 55). Quando ha saputo della convocazione, Yuto ha pianto di gioia. Il video che né da contezza sta facendo il giro del mondo. È la felicità di un professionista - in Giappone è un idolo - che ha fatto della forza di volontà e della determinazione il piedistallo della sua carriera. Sarà, quella del 2026, la quinta partecipazione alla coppa del mondo di uno dei calciatori più anomali, umili, simpatici e per questo amati del pianeta-calcio degli ultimi vent’anni. Ci basti questo aneddoto: ai tempi dell’Inter, quella “canaglietta” di Wesley Sneijder gli spiegò che in italiano - quando ci si presenta a qualcuno di importante - si saluta con un tonante “Ciao, bastardo!”. Scena: Moratti incontra la squadra, si ferma davanti a Nagatomo che con un sorriso gli fa “Ciao, bastardo!”, accompagnando il saluto con un inchino. Curiosità: fedele alla tradizione del suo paese, dove l’inchino esprime rispetto, gratitudine o scuse, è sempre, appunto, con un inchino che Nagatomo ha sempre festeggiato i suoi gol, poco meno di 30 ufficiali tra club (FC Tokyo da dove ha partito e dove è tornato cinque anni fa, Cesena, Inter, Galatasaray e Marsiglia) e nazionale. Su Nagatomo - sette anni in Italia tra il gennaio 2011 e il gennaio 2018, cinque mesi a Cesena (i compagni di squadra lo chiamavano Mimmo) e sei anni e mezzo all’Inter, 186 le presenze nel nostro campionato che fanno di lui il recordman tra i giapponesi della Serie A - si raccontano aneddoti esilaranti, fioccano le leggende metropolitane, la realtà stessa diventa un territorio dove ogni cosa assume una piega speciale. Le certezze, dunque. Il quinto Mondiale raggiunto lo porterà sul podio di chi ha timbrato più edizioni, dopo i due dioscuri Messi e Cristiano Ronaldo, che in estate toccheranno quota sei partecipazioni. Abbondante e di qualità la compagnia di chi ha fatto e farà cinquina: Nagatomo - e lo stesso percorso lo farà Luka Modric - raggiungerà il tedesco Lothar Matthaus, i messicani Antonio Carbajal, Rafa Márquez, Guillermo Ochoa e Andrés Guardado e il nostro Gigi Buffon, che però è sceso in campo - a differenza di tutti questi - solo in quattro edizioni. Dettaglio: ha esordito in nazionale una vita fa, nel 2008. Dopo il Mondiale 2022 in Qatar era finito fuori dal giro, ma nell’estate dell’anno scorso a sorpresa è rientrato (da capitano). E ora il CT Hajime Moriyasu l’ha inserito nella lista dei convocati per l’edizione negli States. Ha detto singhiozzando di felicità ai canali giapponesi: “Provo solo un'enorme gratitudine. È un'emozione travolgente, ce l'ho fatta”. Traguardo conquistato all’abbrivio dei quarant’anni - Yuto li compie il 12 settembre, a Mondiale finito - per il ragazzo che a ventiquattro anni arrivò a Cesena, su segnalazione dell’allenatore Massimo Ficcadenti, che in Giappone ci aveva lavorato. In conferenza stampa, poiché si tratta di un ragazzo molto intelligente, Yuto ci tenne a dire, in italiano, “Sono contento di essere a Cesena”. E quando gli chiesero quale fosse la sua caratteristica principale, lui rispose: “Corro molto”. Tripudio per i nove tra giornalisti e cameraman che - da quel giorno in poi - cominciarono a seguirlo nella sua avventura nel campionato italiano. All’Inter lo volle invece Leonardo, che all’epoca cercava un terzino sinistro bravo a coprire tutta la fascia. Leonardo chiese un parere a Zaccheroni, che era il Ct del Giappone fresco vincitore - con Nagatomo - della Coppa d’Asia. Curiosità: Nagatomo quando diceva che la sua caratteristica era “correre” aveva ragione, mediamente macinava 14-15 chilometri a partita, un paio oltre le medie dei maratoneti della Serie A. Il Cesena lo riscattò a 4,5 milioni e lo cedette in prestito all’Inter, in una trattativa che segnò il passaggio dell’ex enfant prodige Santon in Romagna. All’Inter Yuto ha avuto Leonardo, poi Gasperini e Ranieri, quindi Stramaccioni, poi Mazzarri e Mancini, ancora De Boer e Pioli, infine Spalletti: 9 allenatori in sei anni e mezzo e nonostante questo è riuscito, tra alti e bassi, a ricavarsi sempre uno spazio più che dignitoso. La stagione miglior il 2013-14, con Mazzarri nel 3-5-2, sempre titolare con 5 gol a referto in campionato. Curiosità sparse. Cibo: Yuto non ama particolarmente il sushi (che infatti non è originario del Giappone, ma è nato in Cina, e vale più che altro come cibo di esportazione in Europa), preferisce la pizza e il risotto alla parmigiana. Vita privata: è sposato con l’attrice giapponese Airi Taira. Nagatomo lo annunciò su Twitter, postando: “Mi sono sposato”. Bizzarro, perché non diceva con chi (ma c’era la foto), non specificava né dove e neppure quando. La coppia ha quattro figli, tutti maschi, nati in catena di montaggio tra il 2018 e il 2023. Ancora: da ragazzo seguiva le partite della Serie A alla televisione giapponese e tifava per la Fiorentina, gli piaceva Batistuta. Momento buio: ebbene sì, l’ha avuto anche lui, nonostante il buonumore gli sia oggi compagno di viaggio. Accadde all’inizio della sua carriera, non ancora maggiorenne. I suoi si erano appena separati, Yuto ne soffrì molto. In più un’ernia al disco lo costrinse allo stop. Cadde in depressione, passava le giornate nei casinò e nelle sale giochi, ostaggio delle slot machine. A tirarlo fuori dal buio, fu la sorella. E poi: Yuto Nagatomo è un uomo colto. E’ laureato in Economia Politica all’Università Meiji di Tokyo. Infine, il look. Come molti giapponesi, ha uno stile sobrio, all’apparenza “Minimal”, ma ricercatissimo. Unica concessione, i capelli colorati, una volta li fece viola per scommessa, un’altra li tenne giallo canarino. Ci tiene, Yuto, ad essere elegante. Sempre con ironia, però. Per giustificare la sua grande popolarità ha detto: “Quando ero ragazzo ero davvero brutto, ma grazie al calcio sono diventato molto bello”.
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