Strage di Amendolara: sopravvissuto rivela motivi dietro l'omicidio di quattro braccianti
Strage di Amendolara, il verbale: «Ci volevano uccidere perché avevamo chiesto un contratto»

Image: Il Sole 24 Ore
Il 2 giugno 2026, Taj Mohammad Alamyar, unico sopravvissuto alla strage di Amendolara, ha testimoniato che quattro braccianti migranti sono stati uccisi per aver chiesto un contratto di lavoro. Le indagini hanno portato all'arresto di Ali Raza e Safeer Ahmed, accusati di omicidio plurimo aggravato.
- 01Taj Mohammad Alamyar è l'unico sopravvissuto a un incendio doloso che ha ucciso quattro braccianti migranti in Calabria.
- 02Le vittime erano state minacciate per aver chiesto un contratto di lavoro e un pagamento regolare.
- 03Ali Raza e Safeer Ahmed sono stati arrestati con accuse di omicidio plurimo aggravato e tentato omicidio aggravato.
- 04Le indagini includono video di sorveglianza che mostrano il momento in cui il conducente versa il liquido infiammabile e accende il fuoco.
- 05Il Gip di Castrovillari ha evidenziato la premeditazione e la crudeltà del crimine, ritenendo necessaria la custodia cautelare.
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La strage di Amendolara, avvenuta il 2 giugno 2026, ha visto la morte di quattro braccianti migranti a causa di un incendio doloso all'interno di una Fiat Ulysse. Taj Mohammad Alamyar, l'unico sopravvissuto, ha rivelato che il motivo dell'attacco era la richiesta di un contratto di lavoro e di un pagamento regolare. Le vittime, Waseem Khan, Fazal Amin Khogyani, Ismat Ullah Qiemi e Amjad Safi, sono morte carbonizzate mentre Alamyar è riuscito a salvarsi lanciandosi dal bagagliaio. Gli arrestati, Ali Raza e Safeer Ahmed, sono accusati di omicidio plurimo aggravato e tentato omicidio aggravato. Le indagini si sono avvalse di video di sorveglianza che documentano il comportamento dei sospetti prima e durante l'incendio. Il Gip ha sottolineato la premeditazione e la crudeltà del crimine, evidenziando la condizione di sfruttamento lavorativo dei braccianti, costretti a lavorare in nero e in condizioni disumane. La custodia cautelare è stata ritenuta necessaria per evitare il rischio di fuga e di reiterazione del reato.
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La strage ha messo in luce le condizioni di sfruttamento dei braccianti migranti in Calabria, evidenziando la necessità di riforme nel settore agricolo.
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