Canal+ in giudizio per discriminazione contro autori critici di Bolloré
Canal+ denuciata per discriminazione contro gli autori anti–Bolloré
La Repubblica
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Canal+ affronta un'azione legale per discriminazione dopo che il presidente Maxime Saada ha dichiarato di non voler collaborare con gli autori che hanno firmato un appello contro Vincent Bolloré. L'azione, avviata dalla Lega per i diritti dell'uomo e dalla Cgt Spectacle, mira a proteggere la libertà di espressione nel settore culturale francese.
- 01Maxime Saada, presidente di Canal+, ha dichiarato di non voler lavorare con autori che hanno firmato un appello contro Vincent Bolloré.
- 02L'appello inizialmente ha raccolto circa 600 firme, superando poi le 3.800, inclusi nomi noti come Javier Bardem e Ken Loach.
- 03La Lega per i diritti dell'uomo e la Cgt Spectacle hanno avviato un'azione legale presso il tribunale di Nanterre.
- 04Saada ha paragonato le critiche a lui rivolte a una forma di 'maccartismo', scatenando un dibattito nel settore audiovisivo.
- 05Canal+ è uno dei principali finanziatori del cinema francese, con impegni di investimento di 160 milioni di euro nel 2026.
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Canal+ si trova ora a dover affrontare un'azione legale per discriminazione, dopo che il suo presidente, Maxime Saada, ha dichiarato di non voler più collaborare con autori e artisti che hanno firmato un appello contro Vincent Bolloré, azionista di riferimento del gruppo. L'appello, inizialmente sottoscritto da circa 600 persone, ha visto un aumento delle adesioni, raggiungendo oltre 3.800 firme, tra cui nomi celebri come Javier Bardem e Ken Loach. La Lega per i diritti dell'uomo e la Cgt Spectacle hanno presentato un ricorso al tribunale di Nanterre, chiedendo che Canal+ si astenga da qualsiasi forma di esclusione o discriminazione. Le dichiarazioni di Saada sono state paragonate a una 'lista nera' e a un esempio di maccartismo, sollevando preoccupazioni sulla libertà di espressione nel settore culturale. Canal+, che è un attore chiave nell'industria cinematografica francese, ha annunciato investimenti significativi, con 160 milioni di euro previsti per il cinema nel 2026. Tuttavia, la sua posizione centrale ha portato a timori riguardo a pressioni sui contenuti creativi.
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L'azione legale potrebbe influenzare la libertà di espressione nel settore culturale francese, creando un precedente per altri casi simili.
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